Vendemmia in agosto? Un problema, ma anche una grande opportunità per settembre
La vendemmia in agosto non è certamente una buona notizia.
È il segnale più evidente di un clima che sta cambiando e che obbliga il mondo del vino a ripensare tempi, pratiche e organizzazione del lavoro.
Di solito, settembre è sinonimo di silenzio nelle vigne, interrotto solo dal suono delle forbici e dal rumore dei trattori. È il mese sacro della raccolta, dove ogni energia è concentrata sul portare l'uva a perfetta maturazione in cantina. Ma quest'anno, in molte regioni, il copione è cambiato drasticamente: la vendemmia è iniziata ad agosto.
Se da un lato questo anticipo è un campanello d'allarme per il cambiamento climatico, che costringe i viticoltori a ritmi serrati e a gestire temperature torride, non tutto il male vien per nuocere. Ci sono almeno due aspetti positivi che meritano di essere sottolineati, e che potrebbero trasformare questa "anomalia" in un'opportunità unica per il settore enoturistico e culturale delle nostre città.
Ma, se vogliamo provare a guardare il bicchiere mezzo pieno, questa nuova realtà presenta almeno due aspetti positivi che sarebbe interessante trasformare in opportunità.
Il primo: meno tempo esposto alla grandine
Una vite pronta per essere vendemmiata è una vite particolarmente preziosa e vulnerabile.
Le ultime settimane dell'estate possono essere caratterizzate da temporali improvvisi e fenomeni di grandine che, soprattutto quando arrivano a maturazione avanzata, possono provocare danni importanti.
Se l'uva viene raccolta prima, il periodo durante il quale il grappolo rimane esposto a questi eventi si accorcia.
Naturalmente non significa che vendemmiare ad agosto elimini il rischio di grandine, né che anticipare la raccolta sia una soluzione al problema climatico. Significa però che, quando la maturazione lo consente, una raccolta anticipata può ridurre il periodo di esposizione dell'uva matura agli eventi estremi di fine estate.
È una piccola consolazione, ma in viticoltura anche una piccola riduzione del rischio può avere un valore enorme.
E soprattutto ci ricorda una cosa: il calendario della viticoltura sta cambiando.
Il secondo: settembre può diventare il mese degli eventi del vino
Ed è forse questo l'aspetto più interessante.
Tradizionalmente settembre, nei nostri territori, è stato soprattutto il mese del lavoro: vendemmia, cantina, conferimento delle uve, primi lavori dopo la raccolta, tutto ruota intorno alla produzione.
Ma se una parte sempre maggiore della vendemmia si sposta verso agosto, cosa succede a settembre?
Succede che si libera uno spazio e quello spazio potrebbe diventare un'opportunità.
Le città tornano a popolarsi dopo le ferie, le persone riprendono la loro vita quotidiana, le temperature diventano progressivamente più piacevoli e aumenta la voglia di uscire, incontrarsi e vivere esperienze.
Perché allora non trasformare settembre nel mese degli incontri con il vino e le tradizioni?
Non necessariamente grandi fiere o manifestazioni da migliaia di persone. Anzi, forse sarebbe interessante fare esattamente il contrario: tanti piccoli appuntamenti diffusi sul territorio, capaci di mettere insieme vino, paesaggio, gastronomia, cultura e persone.
La Francia, da questo punto di vista, ha molto da insegnarci.
In Francia settembre è già un mese da vivere nei vigneti
Guardando oltre i nostri confini, soprattutto in Francia, settembre è un mese ricco di eventi che uniscono vino, cultura e comunità. Pensiamo a Bordeaux, dove la famosa Maratona del Médoc, che si corre a inizio settembre, è una vera e propria festa mascherata tra i vigneti di Pauillac, Saint-Julien e Saint-Estèphe. È un esempio perfetto di come lo sport, il divertimento e il territorio possano fondersi, attirando migliaia di visitatori da tutto il mondo, ben prima della fine canonica della raccolta.
Un altro esempio iconico è il Ban des Vendanges a Saint-Émilion. Qui, la locale "Jurade", una delle confraternite vinicole più antiche del mondo, proclama solennemente l'inizio della raccolta con una cerimonia medievale che attraversa il paese e culmina in una High Mass. È un evento culturale e storico profondo, che celebra la tradizione e la comunità, non solo la raccolta.
Nello stesso periodo Saint-Émilion propone anche il festival Vino Voce, dall'11 al 13 settembre 2026, dedicato alla voce in tutte le sue forme, insieme alle Giornate Europee del Patrimonio del 19 e 20 settembre. Sono appuntamenti diversi tra loro, ma tutti contribuiscono a rendere settembre un periodo ricco di vita, cultura e turismo.
È questo il punto interessante: il vino non viene necessariamente trattato come un prodotto da degustare e basta, ma diventa un elemento attorno al quale costruire esperienze.
E forse è proprio questo che dovremmo imparare a fare anche nei Colli Tortonesi.
Dalla cena in vigna al “Settembre nei Colli Tortonesi”
C'è poi un altro fenomeno che merita attenzione e che arriva questa volta dalla Toscana.
Un recente articolo del Corriere della Sera racconta il successo delle cene in vigna, diventate in pochi anni una vera esperienza turistica. Dalle grandi tavolate da centinaia di persone agli appuntamenti più raccolti e raffinati, le cantine aprono le proprie porte e trasformano vigne, tenute e luoghi storici in scenari per cene, degustazioni e spettacoli. Alcuni appuntamenti arrivano a coinvolgere centinaia, in alcuni casi oltre mille persone.

Il dato più interessante, però, non è il numero dei partecipanti.
È il cambiamento nel modo di vivere il vino; mentre una volta si andava in cantina per comprare o degustare una bottiglia, oggi si va in cantina per vivere un'esperienza.
Si mangia, si beve, si ascolta musica, si incontrano i produttori, si guarda il paesaggio e si trascorre una serata in un luogo che normalmente non sarebbe accessibile in quel modo.
È un modello che potrebbe funzionare molto bene anche nei Colli Tortonesi.
Perché allora non immaginare un “Settembre nei Colli Tortonesi”?
Non un unico grande evento, ma un calendario diffuso nel quale ogni fine settimana possa proporre un'esperienza diversa.
Si potrebbe partire proprio dalle “Cene tra i filari”: una grande tavolata al tramonto, magari con 30, 50 o 100 persone, organizzata da una cantina insieme a un ristorante o a uno chef del territorio.
Nel bicchiere i vini dei Colli Tortonesi, con il Timorasso naturalmente protagonista, ma anche Barbera, Croatina e gli altri vitigni del territorio.
A tavola i prodotti locali: Montebore, Nobile del Giarolo, pane Grosso, prodotti dell'orto, Baci di Dama.
E intorno alla tavola il paesaggio, ma soprattutto le persone: il produttore che racconta la propria annata, il ristoratore che spiega un piatto, un musicista che suona al tramonto, un fotografo che racconta il paesaggio, un esperto che parla di clima e viticoltura.
Non una sagra, ma un'esperienza
La differenza sarebbe importante, senza creare l'ennesima sagra paesana.
Servirebbe costruire un prodotto turistico contemporaneo, elegante ma accessibile.
Un'esperienza che possa interessare chi vive a Tortona, ma anche chi arriva da Milano, Genova o Torino.
Perché i Colli Tortonesi hanno un vantaggio enorme: non devono inventarsi il paesaggio, hanno già le vigne, le colline, i piccoli borghi, i produttori, i ristoratori, i prodotti tipici e una storia enologica che negli ultimi anni ha iniziato a essere conosciuta ben oltre i confini locali.
Quello che manca, forse, è mettere tutto insieme e soprattutto imparare a vendere non soltanto il prodotto, ma l'esperienza.
“A tavola tra i Colli”: un format possibile
Si potrebbe persino pensare a un format molto semplice: A tavola tra i Colli.
Ogni settimana di settembre una cantina diversa.
- Un numero limitato di posti
- Una cena tra i filari
- Un produttore
- Un cuoco del territorio
- I vini della cantina
- I prodotti dei Colli Tortonesi.
- Musica o un momento culturale.
Il format potrebbe essere replicato in luoghi diversi, con caratteristiche diverse. Per esempio, una sera a Monleale, una a Volpedo, una a Costa Vescovato, una in Val Curone, una in Val Borbera, una sulle colline di Tortona.
Non servirebbero necessariamente grandi investimenti, servirebbe soprattutto coordinamento.
Un calendario comune, una comunicazione condivisa, una piattaforma dove prenotare e acquistare l'esperienza e una regia capace di mettere in rete produttori, ristoratori, associazioni e operatori turistici.
Settembre potrebbe diventare il nuovo mese del vino dei Colli Tortonesi
Il cambiamento climatico sta modificando inevitabilmente il calendario agricolo, non possiamo far finta che non stia succedendo. La vendemmia anticipata comporta problemi seri e non va certo celebrata come una buona notizia.
Ma ogni cambiamento obbliga anche a trovare nuove soluzioni.
Se la vendemmia si sposta verso agosto e settembre si libera progressivamente di una parte del lavoro più intenso, quel tempo può diventare una risorsa.
Anzi, potrebbe essere l'occasione per costruire qualcosa che oggi manca: un vero settembre del vino dei Colli Tortonesi.
Un mese nel quale Tortona e le sue colline non si svuotano dopo l'estate, ma tornano a riempirsi proprio quando le città si ripopolano.
Un mese nel quale il territorio apre le proprie porte.
Un mese nel quale il vino diventa cultura, gastronomia, musica, paesaggio, turismo e soprattutto relazione.
La Francia ci dimostra che settembre può essere un mese importante per il vino e per il territorio. La Toscana ci sta mostrando che una cena tra le vigne può diventare un'esperienza turistica capace di attirare persone anche da molto lontano.
Noi abbiamo tutto ciò che serve per costruire una nostra versione.
Non dobbiamo copiare Bordeaux.
Non dobbiamo diventare la Toscana.
Dobbiamo semplicemente capire come trasformare ciò che abbiamo in qualcosa che le persone abbiano voglia di vivere.
La vendemmia potrebbe quindi non essere più il punto finale dell'estate del vino.
Potrebbe essere l'inizio di una nuova stagione di incontri.
E forse è proprio questo il modo migliore per affrontare un cambiamento che non abbiamo scelto: non subirlo, ma trasformarlo in un'opportunità per i Colli Tortonesi.

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